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Da outsider a campione del mondo: il percorso di Riccardo Pianosi

Riccardo Pianosi campione mondiale di kitefoil

Riccardo Pianosi arriva nel kitefoil da outsider. In pochissimo tempo si ritrova proiettato nell’elite mondiale, a competere con atleti che fino a poco tempo prima guardava da fuori. Il livello tecnico è già altissimo, le capacità ci sono tutte. Quello che manca non si vede in allenamento, si vede in gara.

Il blocco

Riccardo ha due fronti su cui lavorare quando cominciamo: l’organizzazione personale, spesso poco efficace, e un problema più profondo: il paragonarsi costantemente agli altri atleti. Quella che sembra semplice insicurezza è in realtà un meccanismo preciso: guarda gli altri, misura sé stesso in base a loro, e in questo continuo confronto la sua attenzione finisce ovunque tranne che sulla sua prestazione.

Il risultato è un’ansia da prestazione che nasce da qualcosa che non può controllare: cosa fanno gli altri. Ogni volta che si concentra sul paragone, perde il contatto con sé stesso e con la sua performance.

Il momento di svolta

Il cambiamento arriva in un’occasione precisa. Durante una nostra telefonata, Riccardo si sente per l’ennesima volta appesantito. Ma quella volta qualcosa si muove: capisce che sta entrando nel solito loop, quello di chi cerca di controllare ciò che non può controllare. In quel momento riesce a vedere sé stesso in maniera più distaccata, immerso in un loop infinito.

Da lì la decisione: focalizzarsi al cento per cento su di sé, sulla prestazione, sul momento presente. Non un semplice proposito, ma una decisione presa in quel momento.

I risultati

Da lì in avanti, Riccardo si qualifica per le Olimpiadi di Tokyo, chiudendo a un passo dal podio: per lui il quarto posto. Diventa poi campione europeo e campione del mondo. Da outsider proiettato nell’elite mondiale a campione del mondo, con ancora tante sfide da affrontare.

Cosa dice questo caso di studio

Riccardo non aveva bisogno di più tecnica, ce l’aveva già. Aveva bisogno di smettere di paragonarsi agli altri e di tornare a focalizzarsi su sé stesso. Nel momento in cui ha deciso dove mettere la propria attenzione, le sue prestazioni sono diventate sempre più solide e i risultati sono arrivati uno dopo l’altro. Non è una questione di talento, il talento c’era da sempre. È una questione di dove si sceglie di guardare, e chi si decide di essere mentre lo si fa.

Il tuo prossimo passo

Se anche tu senti che il blocco non è la mancanza di capacità, ma dove stai mettendo l’attenzione, candidati per una call strategica gratuita.


Max Spini

Mental Performance Coach • Atleti olimpici | Campioni mondiali | Executive