Dalla gara giocata al risparmio alle Olimpiadi: il percorso di Lorenzo Previtali

Quando cominciamo a lavorare insieme, Lorenzo sta attraversando una stagione complicata. Nazionale italiana di short track, talento non in discussione, ma qualcosa lo tiene indietro, letteralmente. In gara, invece di esprimersi, si trattiene.
Il blocco
Il pattern è preciso e riconoscibile: Lorenzo corre “al risparmio”, parte dietro, trattenuto, per paura di rimanere senza energie negli ultimi giri. Solo a quel punto prova a risalire. La paura di finirsi lo porta, paradossalmente, a partire già in difesa invece che ad attaccare la gara.
Dietro quella paura c’è qualcosa di più profondo: la paura di non riuscire a esprimere il proprio potenziale, la vera paura più grande che nomina fin dalla prima sessione di lavoro insieme. Il lavoro tocca due fronti: le convinzioni con cui interpreta ogni situazione di gara, e le emozioni che quelle convinzioni generano, senza combatterle ma imparando a riconoscerle per quello che sono.
Il momento del salto
Il vero sblocco non arriva dal reprimere la paura, arriva da un lavoro più tecnico: imparare ad attivarsi e disattivarsi consapevolmente. Prima, Lorenzo restava in uno stato di tensione costante, sempre “acceso”, uno spreco di energia che alimentava proprio quella paura di rimanere “senza gambe”. Nel momento in cui impara a gestire i momenti di attivazione e i momenti di recupero, il pattern conservativo perde la sua ragione d’essere: non deve più correre al risparmio, perché ha smesso di sprecare energia in una tensione persistente e inutile.
Da lì, la costanza fa il resto. Lorenzo stesso descrive il percorso come una risalita da un momento difficile della stagione, portata avanti con quello che chiama un lavoro di autovalutazione costruttiva, non più autocritica.
I risultati
Lorenzo viene convocato con la squadra nazionale di Coppa del Mondo, e in seguito conquista la qualificazione alle Olimpiadi invernali.
Cosa dice questo caso di studio
Lorenzo non aveva bisogno di più talento o più determinazione, quelle c’erano già. Aveva bisogno di smettere di lottare contro una paura e iniziare a gestire l’energia che quella paura consumava. Nel momento in cui ha imparato quando attivarsi e quando lasciare andare, la gara ha smesso di essere qualcosa in cui sopravvivere ed è diventata qualcosa da correre fino in fondo, dal primo all’ultimo giro.
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