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Mental Training per Ultrarunner: Come Allenare la Mente per Andare Più Lontano

Mental training per ultrarunner: Simone Eydallin, atleta La Sportiva

Il mental training per ultrarunner inizia molto prima del via. Non nelle ultime ore di gara, quando la fatica è già evidente.

Fin dalla partenza, con le scelte di passo, la gestione dell’incertezza del terreno, la convivenza con il dolore che cresce e non si ferma.

Agnes Kaminska è una ultrarunner. Descrive così il risultato del lavoro che abbiamo fatto insieme:

“Lavorare con Max mi ha aiutato a scoprire il mio potenziale, affrontare gli infortuni e sviluppare la forza mentale per correre più lontano di quanto abbia mai fatto.”

— Agnes Kaminska, ultrarunner

“Correre più lontano di quanto abbia mai fatto” non è una questione di gambe. È una questione di mente.

Perché l’ultrarunning è una disciplina mentale

In una gara su strada la mente ha meno spazio di manovra: il ritmo è misurabile, il percorso è definito, le variabili sono poche. Nel trail tutto cambia: il terreno è imprevedibile, il meteo può trasformare la gara in pochi minuti, i dislivelli non sono mai uguali a come li hai immaginati durante la preparazione.

In questo contesto la mente è costantemente sotto pressione. Decisioni sul passo, gestione dei punti di crisi, risposta agli imprevisti, mantenimento della concentrazione per ore consecutive. Chi non ha allenato la componente mentale gestisce tutto questo in modo reattivo, subendo le situazioni invece di governarle.

Una review pubblicata su PubMed sugli ultrarunner conferma che i fattori psicologici, tra cui perseveranza, gestione emotiva e motivazione, sono determinanti primari nel completamento e nel miglioramento delle prestazioni nelle ultramaratone.

Chi ha lavorato sul mental training arriva alle situazioni difficili con strumenti precisi. Non senza paura, non senza fatica. Ma con la capacità di rispondere in modo funzionale invece di cedere.

I momenti critici in una ultramaratona

Nel mio lavoro con ultrarunner e ultrarunner ho identificato i momenti in cui la mente fa la differenza in modo più netto. Il muro mentale: non è solo fisico. Il muro mentale arriva quando il corpo manda segnali di allarme e la mente inizia a negoziare con sé stessa. “Posso fermarmi al prossimo ristoro.” “Tanto non sono in gara per il podio.” “Non ci riuscirò mai.” Chi ha strumenti mentali sa riconoscere questi pensieri per quello che sono: rumore, non informazioni affidabili.

La gestione dell’imprevisto: una caduta, un cambio meteo improvviso, uno spasmo muscolare a 60 chilometri dall’arrivo. Come risponde la mente in quel momento determina se l’atleta continua o si ritira. Non la gravità oggettiva dell’imprevisto: la risposta mentale.

Il recupero dopo un infortunio: Agnes lo cita esplicitamente. Tornare a correre dopo un infortunio non è solo una questione fisica. C’è una componente mentale precisa: la paura di ricadere, la perdita di fiducia nel proprio corpo, la difficoltà a ritrovare il piacere della corsa che esisteva prima. Su questo bisogna lavorare.

Le ultime ore di gara: quando la fatica fisica è al massimo, la qualità del dialogo interno diventa determinante. Chi si parla in modo funzionale mantiene il passo. Chi si lascia travolgere dai pensieri negativi cede, anche quando il corpo avrebbe ancora risorse.

Gli strumenti del mental training per ultrarunner

Il mental training per ultrarunner non è diverso nella sostanza da quello che applico con atleti di altre discipline. Cambia il contesto, cambiano le situazioni critiche specifiche, cambia la durata dello sforzo mentale richiesto.

Visualizzazione del percorso: non solo l’immagine della finish line. La visualizzazione efficace include i momenti difficili, le salite più dure, i punti in cui la mente tenderà a cedere. Chi ha già vissuto quelle situazioni nella mente le riconosce quando si presentano nella realtà. La risposta emotiva si abbassa, l’esecuzione migliora.

Gestione del dialogo interno: il self-talk in una ultramaratona dura ore. La qualità di quel dialogo interno, la capacità di riconoscere i pensieri limitanti e sostituirli con pensieri funzionali, è uno degli strumenti più efficaci che alleno con gli atleti di endurance.

Obiettivi di processo: in una gara lunga il risultato finale è lontano. Il focus sull’obiettivo finale per ore diventa controproducente. Chi impara a spezzare la gara in segmenti gestibili, definendo obiettivi di processo concreti per ogni fase, mantiene la concentrazione molto più a lungo.

Gestione della respirazione: non solo come tecnica di rilassamento. In salita, nei momenti di crisi fisica, la respirazione controllata permette di abbassare il livello di attivazione e di riprendere il controllo. È uno strumento che si allena e che funziona quando il corpo è già sotto stress massimo.

Routine di coping: sequenze precise di azioni mentali e fisiche da attivare nei momenti di crisi. Non improvvisazioni: risposte programmate che entrano in gioco automaticamente quando la fatica riduce la capacità di pensiero lucido.

Quanto tempo serve per vedere risultati

Simone Eydallin è un atleta La Sportiva, nome di riferimento nel mondo del trail e dello skialp. Dopo quattro settimane di lavoro insieme ha detto questo:

“Mai avrei pensato che in sole quattro settimane sarei migliorato così tanto.”

— Simone Eydallin, atleta La Sportiva

Quattro settimane. Non mesi. Non un percorso lunghissimo prima di vedere qualcosa di concreto.

Questo non significa che il lavoro finisce in quattro settimane. Significa che i primi risultati arrivano rapidamente quando si lavora su strumenti precisi applicati al contesto specifico dell’atleta. Il percorso si costruisce nel tempo, ma il cambiamento è misurabile fin dalle prime settimane.

Mental training per ultrarunner: da dove iniziare

Il punto di partenza è sempre lo stesso: capire quali sono i momenti in cui la mente cede, in allenamento e in gara. Non tutti gli atleti hanno le stesse vulnerabilità mentali. Non tutti cedono nello stesso momento, non tutti reagiscono agli imprevisti nello stesso modo.

Identificare il pattern specifico è il primo lavoro. Da lì si costruisce un percorso su misura: strumenti precisi per i momenti critici di quello specifico atleta, in quella specifica disciplina.

Leggi le testimonianze degli atleti che hanno lavorato con me sul mental training per l’ultrarunning:
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Max Spini

Mental Performance Coach • Atleti olimpici | Campioni mondiali | Executive