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Cosa fa un Coach?

Molto spesso mi viene rivolta una domanda alla quale, in tutta onestà, a volte faccio fatica a trovare una risposta esauriente.

Cosa fa un Coach?

Risposte a questa domande ce ne sono tante, troppe, e raccontarle tutte è molto difficile. O meglio, lo è sempre stato, finché ho letto le parole che stai per leggere. Dopo aver letto le parole che trovi in questo articolo ho capito che mi sono sempre posto la domanda sbagliata. Sì, perché la domanda giusta non è “Cosa fa un Coach?”

La domanda giusta è “Cosa fa una Persona che si affida a un Coach?”

Quello che stai per leggere è decisamente la miglior risposta a questa difficilissima domanda. Ringrazio infinitamente la persona che ha scritto tutto questo. Doveva essere un semplice feedback in merito al percorso di Coaching fatto con me. Si è invece rivelato un vero e proprio manifesto del Coachee (colui che intraprende un Viaggio insieme ad un Coach).

Manifesto del Coachee

Riconoscere e ricordare il valore del lavoro precedentemente svolto insieme, quanto sia stato incisivo nel cambiare strada e avvicinarmi di più alla “strada di casa”. Riconoscere tutta la strada svolta dal precedente lavoro fatto insieme a quello attuale; penso siano stati due tra gli anni più intensi della mia vita, due anni tosti, ma in cui mi sono sentita proprio viva (persone conosciute, lavori cambiati, viaggi, storie di vita ascoltate, ecc.).

Riconoscere che ho raggiunto molti dei traguardi che mi ero posta, ma che qualcosa non è andato per il verso giusto e mi trovavo in una posizione di stallo, che non sapevo bene dove collocare, come gestire e che mi faceva stare male (perché mi pareva di non avere più alcun controllo).

Riconoscere che in questa situazione di pantano un aiuto potrebbe fare la differenza.

Decidermi a chiedere questo supporto, autorizzarmi a chiedere aiuto, fare spazio nella mia vita per questo percorso, che chiede le giuste energie (economiche, di tempo, di allenamento, di scelte di vita).

Scrivo queste cose perché “il viaggio” non inizia col primo piede messo a terra, col primo contatto al coach, secondo me, ma un po’ prima, nei motivi/situazioni/istanze che ti portano a intraprendere questo percorso e ne sono parte integrante, quanto meno agli esordi.

Il lavoro fatto insieme a Max è stato un affidarsi: portare le mie domande, le mie richieste di risoluzione ai rebus cui da sola non trovavo risposta e poi lasciarmi guidare, nel senso che mi sono impegnata in prima persona nello svolgere le attività indicate.

È stato un processo che mi ha vista attiva, le risposte le ho tirate fuori da me stessa e sono personali.

Tuttavia ho affidato la “guida” al professionista che conosce il processo, mi sono concessa il lusso – da un lato – di spegnere la testa e semplicemente di attivarmi nell’allenamento, anche di non capire sempre subito che cosa stesse succedendo, ma di dedicarmi quotidianamente alle attività prescritte.

Per dovere di cronaca, mi è sempre stato spiegato il significato di qualsiasi attività svolta, sono sempre stata preparata ai vari scenari, Max in questo ha sempre garantito chiarezza cristallina e molto rispetto, sto dicendo forse che fare lavorare la mente inconscia (cosa che da sola non so fare) regala leggerezza nel percorso e appunto perché non è cosa di cui mi occupo, è anche questo un atto di fiducia.

Il lavoro fatto insieme è stato un metterci la faccia, fare i conti con certe parti di me stessa che mi piacevano meno, che faticavo a vedere o riconoscere ed affidare a una persona “terza”; questa forse è stata la parte più scomoda, per un fisiologico imbarazzo, da un lato, dall’altro perché poi, tolti i “veli”, non puoi più attardarti in scuse, perdere tempo, non puoi più raccontartela, hai la strada spianata per arrivare all’obiettivo e non puoi più rimandare la corsa o il cammino. Cosa molto bella, cosa che costa la sua giusta fatica e forse il pantano di “prima” aveva un po’ fatto dimenticare il gusto della polvere da mangiare per mettersi sulla strada verso casa.

In questo senso il lavoro svolto insieme è stato un ri-conoscermi, accedere – con strumenti, metodologie, supporti nuovi – a me stessa, riscoprire i miei valori, le mie preferenze, le mie istanze, la mia “visione”. In questo senso è un lavoro molto ecologico, ti fa sentire potenziata perché le varie parti vengono rimesse nel loro personale e naturale equilibrio, non per un intervento chirurgico esterno, bensì grazie ad un processo che ho avvertito fisiologico.

Il lavoro fatto insieme, per questo, per me è stata occasione di rinascita, anche se la mia richiesta riguardava un aspetto particolare della mia vita, più incentrato sul versante professionale, mi ha comunque restituita a me stessa e questo libera molta energia, non solo mentale/emotiva, ma anche fisica, l’ho constatato più volte, stupendomi dei dato oggettivi alla mano (ho aumentato il tempo di veglia attiva, ho aumentato la quantità di movimento quotidiano, ho terminato compiti/azioni che stallavano da tempo immemore, ho la percezione di maggiore energia durante la giornata, prendo decisioni con più facilità, le vivo con meno ansia e più presenza, ecc.).

Il lavoro fatto insieme a Max ha senz’altro rappresentato un forte punto di riferimento per circa quattro mesi: non solo per la cadenza settimanale degli incontri/feedback, che certamente hanno scandito la mia agenda, non solo per gli allenamenti quotidiani che questo percorso ha portato con sé, ma per il significato “simbolico” del percorso di coaching: di supporto, di cura, di crescita, di uno spazio/tempo nutriente, costruttivo, anche di protezione. E già questa presenza ha di per sé un potenziale, se non curativo, comunque “di presidio”.

È il faro, sai che c’è, è in quel preciso punto e illumina, tu puoi condurre la navigazione nei tuoi mari, con le tue risorse, ma con la rassicurazione che il faro c’è.

Non posso non contare che questo lavoro fatto assieme si è svolto proprio durante la pandemia, che è arrivata per me, come per tutti, inaspettata, dirompente, ha portato lutti, incertezze, da un giorno per l’altro ha messo in scacco la nostra illusione di onnipotenza pressoché totale. Credo che aver svolto questo lavoro in questo particolare periodo mi abbia aiutato a non farmi travolgere, a non andare in pezzi. Non è stata in alcun modo una fuga dalla realtà, è stato semmai un invito in più a “non mollare”.

Certo, è stata un’enorme fortuna potere accedere a questo percorso e poterlo svolgere, cioè non essere stata toccata personalmente dalla malattia (o peggio) e di questo non posso fare altro che ringraziare, non ho alcun merito. Per il resto, mi sono accorta in più occasioni di avere avuto tenuta, non controllo, ma tenuta, prima di tutto mentale. Ok, il mio lavoro è stato sospeso e non riprenderà sino a settembre. Sì, sono cambiate le priorità economiche, si sono cambiati sia gli scenari di vita quotidiani sia le prospettive future prossime familiari, relazionali, professionali – nel mio piccolo quotidiano comunque vado avanti, “tengo botta”, cerco un po’ più di senso, faccio tutto il possibile per mettere al sicuro la salute mia, dei miei cari, del prossimo e non mi fermo qui, vado avanti, punto la sguardo già a quello che verrà alla fine del tunnel o ancora in mezzo al tunnel.

Da parte mia è scattato che, di fronte a certe disgrazie che gridano morte, non conosco modo migliore che rivolgermi alla vita, sbatterle in faccia vita vita vita. Il percorso fatto insieme a Max ha risvegliato poi molto, mi ha restituito il senso della fatica, dell’allenamento e del loro gusto. Uso questo termine sportivo perché col corpo è più immediata la consapevolezza.

Se vuoi acquisire maggiore forza, maggiore velocità, risultati migliori va da sé che devi perseverare nell’esercizio e che quella fatica lì, quel sudore lì, quel dolore lì sono inevitabili e li puoi fare solo tu per te stesso.

Nelle scelte di vita invece è come se sparisse questa concatenazione diretta o quanto meno uno si sente autorizzato, ad un certo punto a dire “basta, è troppo”. Forse perché ci siamo un po’ persi l’obiettivo per strada, ed il legame fatica/obiettivo si è allentato, e poi da lì scivolare nel pantano (prendere decisioni sul metro del meno peggio, dell’accontentarsi, accettare compromessi, e poi trascinarsi con sempre meno energie) è un attimo…

Riscoprire che per arrivare alla meta ce la devi mettere tutta ogni giorno, costi quel che costi.

Riscoprirlo non con la testa, ma nei piccoli (grandi) gesti quotidiani, mi ha fatto apprezzare l’allenamento, la fatica, e sta dando molto più intenzione alle mie giornate – che sono obiettivamente più ricche, forse anche più complicate, ma indubbiamente più proficue e vive.

Il lavoro fatto assieme a Max non è stato un edulcorante, sto ancora lavorando al mio obiettivo, al centrarlo nel modo migliore possibile, sto dicendo che questo lavoro fatto insieme ha rappresentato un cambio di prospettiva. Fatto non solo con la testa, ma con le piccole grandi azioni quotidiane, che liberano energia inimmaginabile.

Questo lavoro fatto insieme ha rappresentato – alla luce dei miei valori, colori, profumi ritrovati – inevitabilmente un rivedere i miei standard. Nella selezione delle relazioni, delle offerte lavorative. Prima ancora della gestione del mio tempo, dei miei impegni, dei miei interessi.

Ho iniziato ad usare agenda, check-list, memo con molta più assiduità e soddisfazione. Se prima la lista era spesso l’elenco di una montagna noiosa di incombenze da completare il più tardi possibile, ora è la mappa del mio allenamento quotidiano e il potere depennare le varie voci, soprattutto quelle più fastidiose, sta diventando una sfida gustosa, perché ogni passo smarcato è un passo che mi libera, mi avvicina alla mia meta.

Come dicevo, questo lavoro ha comportato anche un’azione di selezione nelle relazioni. Anche in questo caso non si è trattato di un’operazione chirurgica, disegnata a tavolino, ma un processo molto fisiologico che è venuto da sé, dando la priorità alle mie priorità, tutto il resto si sistema da sé. Anche da questo punto di vista è un processo fisiologico. E se da un lato selezionare significa eliminare (certe abitudini, certe attività, certi lavori), vuol dire anche riempire la giornata, la vita di impegni, abitudini, relazioni che soddisfano maggiormente, sono più tue.

Se questo lavoro fatto insieme fosse una forma, avrebbe quella della spirale, perché l’istanza che porta è infinita. Certo il lavoro, nello spazio/tempo ha un inizio, una fine, che consentono anche la misurazione del raggiungimento degli obiettivi.

Quando inneschi questo processo, continui a vederne/intuirne l’evoluzione, il potenziale potenzialmente infinito…

Non il processo per il processo (come chi rimane in terapia a vita, quello sarebbe un grosso fallimento, per me), ma l’allenamento costante per l’eccellenza.

Questo lavoro fatto insieme è stato senz’altro un lavoro fatto bene. Parlo del format, della durata, della chiarezza degli obiettivi e degli strumenti, delle tempistiche. Gli incontri sono stati ben bilanciati, mi ricordo che più volte, alla fine della sessione, avevo proprio la sensazione del “cervello” che ha lavorato e che aveva bisogno di digerire tutto il lavoro svolto, così come i “compiti” settimanali erano sostenibili ed efficaci. Oltre al fatto che vedo risultati tangibili.

Il lavoro fatto insieme ha avuto una forte componente di ricerca. Nasceva da una richiesta di ricerca (sto cercando di fatto un lavoro). È stata ricerca della vera domanda che portavo.

È stata ricerca di me stessa, di significati, di meta-significati, di nuove strade, di nuove risposte, di nuovi panorami.

Ricerca anche come dinamicità: ricerca non di una ricetta preconfezionata (forse mia iniziale speranza), ma del mio modo autentico di ricercare; ricerca non di una meta fissa ma del mio personale modo di viaggiare tra le varie tappe della vita.

E tanto altro ancora, allora mi piace rispondere infine alla domanda “che cosa ha rappresentato per te il lavoro fatto assieme a Max?” con queste parole:

“Possa il tuo cammino essere tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso e portarti al panorama più spettacolare”.

Perché “Avanti tutta, sempre”!!!

Sono certo che ora hai capito cosa fa un Coach, o meglio: cosa fa una persona che si affida a un Coach. Ora tocca a te. Clicca qui per scoprire di più sul tuo percorso personalizzato di Coaching online!


Max Spini

NLP Coach & Trainer | Ultrarunner

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Massimiliano Spini
NLP Coach & Trainer | Ultrarunner
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Massimiliano Spini - Coach & Ultrarunner 
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